Un vecchio adagio, alquanto popolare, affermava che “nessuno nasce imparato” a significare, in estrema sintesi, una duplice verità: la prima, che il valore delle esperienze è vitale ai fini della crescita personale e professionale di un individuo, la seconda, che l’acquisizione di competenze ed abilità nuove discende da una costante e continua azione di miglioramento e potenziamento delle stesse.
Esperienze appunto, e non rigida considerazione di un individuo in termini di carattere e personalità quasi fosse genetico il modo di “essere ed operare”.
In tal senso, spesso si cela una grande bugia: quella cioè di credere che la capacità di un individuo si misura con il grado di cultura acquisito negli studi scolastici e che possa servire questa- seppur nelle sue forme evolute di prestigiosi master e specializzazioni- a garantirne qualità professionale.
Questa per decenni è stata la serpeggiante verità che ha suffragato e giustificato la professionalità di tanti farmacisti al banco, consapevoli ma nello stesso tempo blindati nel ruolo, che il “camice bianco” fosse l’elemento di garanzia professionale agli occhi del paziente.
Ma il mondo- si sa- è cambiato e continua a cambiare, e se da un lato la necessità di aggiornare costantemente le proprie conoscenze tecniche si fa emergenza rispetto ai nuovi bisogni di consulenza in tema di salute e benessere, altrettanto centrale diventa l’abilità di saper trasmettere al proprio interlocutore le conoscenze acquisite, abilità che in parte sono comunicative, in parte empatiche, in parte legate alla propria stima intellettuale come alla propria audacia e franchezza.
Ed è su queste abilità che interviene il ruolo delle esperienze: infatti le abilità, frutto delle esperienze e dei vissuti di un individuo, acquisiscono una doppia valenza in base alla relazione che sussiste con il ruolo che la persona riveste nel contesto organizzativo.
Il ruolo di un farmacista al banco? Essere in grado di entusiasmare un cliente entusiasta per la soluzione proposta, il quale acquisterà prodotti e/o servizi e che parlerà bene della farmacia ad amici e conoscenti.
Il ruolo di un magazziniere? Un magazzino ordinato, tenuto sotto controllo, monitorato in termini di indice di rotazione ed in costante relazione con l’area vendita.
Ed il ruolo di un titolare? Quello di ottenere espansione e crescita della sua farmacia grazie ad una squadra di collaboratori motivata e produttiva.
È quindi rispetto a questi ruoli che una certa caratteristica dell’individuo può essere considerata-usando l’accezione anglosassone- uno skill (abilità) o un fault (inabilità), i quali, evidentemente, non solo assoluti ma relativi al ruolo e quindi migliorabili se:
1. vi è consapevolezza di quale skill/fault si possiede;
2. si struttura un programma di miglioramento dello stesso;
3. si attiva un percorso di coaching personalizzato funzionale a favorire un processo di trasformazione del fault in skill.
L’esperienza consulenziale di questi anni, mi ha permesso di “mappare” gli skill ed i fault di centinaia di titolari e collaboratori di farmacia e di rendermi conto di quanto il reale sviluppo delle performance professionali come gestionali passi attraverso un’azione di miglioramento tecnico delle risorse, ma soprattutto personale, allenando in modo puntuale quelle abilità inespresse che permettono al titolare di intraprendere l’unica e sola strada orientata alla motivazione dei suoi collaboratori: fargli ottenere risultati in espansione e riconoscere loro l’impegno investito attraverso un sistema premiante!
Non è un caso che in tutti gli studi manageriali sul tema del clima aziendale, ritorni costantemente il tema della “possibilità di crescere e di essere stimati per i risultati raggiunti” come aspetto determinante la permanenza di un collaboratore in azienda.
L’antitesi di questa visione è la conservazione di uno pseudo spirito gregario dove i singoli si sentono sono dei prestatori di “tempo, energia e professionalità” non occupandosi della loro personale e specifica crescita in termini di abilità specifiche; questo rende più orientata alla crescita la stessa formazione tecnica perché non costituisce più solo un bagaglio di conoscenze più o meno utili, ma un acceleratore del proprio desiderio di crescita.
Prendersi cura di chi lavora con te è uno prima compiti di un leader e questa operazione è in parte questione di “cuore” ma anche di “testa”; non si può infatti far crescere qualcuno se in quella persona non si crede, ma laddove quel collaboratore è lì con te da 1 mese come da 10 anni, è tuo dovere renderlo una persona ed un professionista migliore.
A te titolare la responsabilità di farlo: ne va della tua stima, della motivazione del collaboratore e della crescita di reputazione ed economica della tua farmacia!

Michele Ciccolella